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Crisi della Politica Italiana PDF Stampa E-mail
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Monday 18 June 2007

Comitato "Cittadini Attivi"

Bernalda (MT)

referente coordinamento: Antonio Forcillo, 338/5867165

www.cittadiniattivibernalda.it

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Conferenza Stampa

Bernalda, 17 Giugno 2007 - ore 19,00

LA CRISI DELLA POLITICA ITALIANA

Analisi di una proposta democratica alternativa

PREMESSA

Non abbiamo la presunzione di sanare l’Italia dai suoi mali sociali.

Ma abbiamo il diritto di segnalarne alcuni che sono in fase terminale.

- I politici a vita sono <<il male primario>> per la nostra nazione. Di qui la necessità che a qualsiasi livello ogni politico, dopo due mandati amministrativi o parlamentari, debba tornare alla sua originaria professione senza carichi pensionistici per lo Stato.

- Il sequestro dei beni rubati allo Stato o ai privati, o comunque illecitamente accumulati, deve colpire tanto le organizzazioni mafiose quanto i politici e i partiti che abbiano accumulato ricchezze illecite.

- Le composizioni politiche o partitiche predisposte per le competizioni elettorali devono scaturire anche dal consenso dei cittadini.

- Il gruppo eletto per amministrare deve, preventivamente, stilare un programma operativo concordato con i cittadini, e firmare un atto di dimissioni qualora venga meno ai doveri assunti pubblicamente.

Altre osservazioni relative ai disagi provenienti da una politica sbagliata, e patiti da tutti noi, sono così configurabili:

- da studi fatti risulta esistere in Italia un gruppo occulto di alta quotazione sociale che <<frena>> l’applicazione della Costituzione Repubblicana italiana di per sé garante in termini ottimali dei diritti dei cittadini e del buon funzionamento istituzionale;

- dai risultati dell’ultimo ventennio tanto la politica di destra quanto quella di sinistra privilegiano la parte più speculativa del Paese (Assicurazioni, Associazioni Finanziarie, Banche, ecc.), certamente meno interessate alla giusta ripartizione della ricchezza prodotta dalle imprese e dal mondo operaio;

- la vecchia politica ha generato <<le baronie>> politiche che dispensano grazie e privilegi in cambio di sostegno elettorale, in perpetuo…;

- l’istruzione non è realtà <<improduttiva>>, ma forza e risorsa, indispensabili come le braccia degli operai;

- le risorse naturali di un territorio (acqua, petrolio, boschi, mare, ecc.) non possono essere alienate dalla loro destinazione secondo natura, e cioè al benessere di chi vive su quel territorio, e non l’interesse di chi vi mette mano abusivamente;

- per essere al passo con gli stati più evoluti dell’Unione Europea occorre passare dall’attuale democrazia rappresentativa (rappresentativa di chi e di che cosa?) alla democrazia partecipativa, nella quale il coinvolgimento dei cittadini fa da sostegno alle istituzioni e da controllo all’efficienza amministrativa, e nella quale il potere è esercitato come servizio e il bene comune è l’obiettivo primario delle pubbliche amministrazioni;

- si ridefiniscano i confini precisi tra Governo e Magistratura in modo che tutti, cittadini, parlamentari e amministratori, siano uguali davanti alla legge. Le immunità varie sono cose da feudalesimo.

- Una casa e un lavoro per tutti sono la sfida sociale che ogni tipologia amministrativa deve proporsi, a tutti i livelli, se il nostro Paese vuole mantenersi a buon diritto nel numero dei Paesi civili del mondo.

Introduzione

Il dibattito sulla "CRISI DELLA POLITICA ITALIANA" che in questi ultimi tempi coinvolge sempre più la società civile, porta inevitabilmente alla consapevolezza del bisogno di una via alternativa all’attuale apparente democrazia.

I rischi di collasso o implosione civile sono molto concreti, e non si vedono in prospettiva soluzioni se non, come continuamente emerge dai dibattiti, con un radicale rinnovamento, o quasi rivoluzione, almeno culturale.

Per la nostra nazione malata, la causa dei disagi e del rapido tonfo nel malessere collettivo sembra essere la politica, o meglio, un sistema politico logorato e deteriorato intenzionalmente da uomini senza scrupoli.

Questa accusa, che ultimamente accomuna il pensiero della stragrande maggioranza degli italiani, viene implicitamente o esplicitamente rivolto a tutta la classe dirigente del nostro Paese, politica, istituzionale, economica e sindacale.

Le cause che ci hanno portato a questa insopportabile situazione sono molto complesse e controverse, e senza entrare nella loro individuazione storica o sociale, il dato di fatto è che ci troviamo di fronte ad un sistema che ha fallito in pieno.

Da poco più di un anno abbiamo costituito questo Comitato, con l’intento di stimolare la ricomposizione di una comunità disorientata e frammentata, per riprendere il cammino sereno della civiltà, nel rispetto del diritto e della giustizia.

E’ nostro intento evidenziare anche l’identità sociale di un territorio ricco di risorse e capacità frenate.

Per fare ciò siamo entrati in numerose problematiche della nostra realtà locale, con attenzione a ogni settore della vita civile dei nostri concittadini.

L’ostacolo di fondo per il nostro Comitato è stato e resta ancora l’attuale politica, causa del malessere collettivo.

Fra innumerevoli lotte e contrasti abbiamo toccato con mano che il sistema partitico è invadente, onnipresente, padrone di risorse e di coscienze, capace di sconvolgere i naturali destini delle nostre comunità, di pianificare la vita sociale nell’interesse di pochi, e di coesistere col malaffare e col crimine determinando l’annientamento delle speranze umane.

Concorre a obnubilare le coscienze dei cittadini la persistente distinzione fra destra e sinistra in cui la mente è costretta a muoversi e pensare.

Per il nostro Comitato, la destra e la sinistra sono astrazioni, spesso affinità nella sopraffazione degli onesti da parte dei disonesti.

E’ un dato di fatto che mortifica sempre più larghe fasce del mondo civile ed intellettuale.

Anche il nostro neo-concittadino onorario Lech Walesa, nella sua recente visita di aprile, ha espresso analoga preoccupazione.

Noi riteniamo che l’Italia abbia bisogno di un nuovo sistema, che abbia radici nella politica <<pulita>>, la sola capace di rilanciare credibilmente l’ambito istituzionale, economico e sociale.

Ma se il vecchio sistema è al capolinea, occorre giungere in tempi brevi al tanto auspicato rinnovamento.

Il nuovo di certo non può venire dai vecchi protagonisti, imbrigliati nei vincoli degli affari e delle convenienze.

Sarebbe assurdo pensare che il vecchio sistema possa prefigurare e generare una nuova speranza.

Ed è per questo che la soluzione a cui stiamo pensando prevede un periodo di transizione, forse non facile, ma necessario per accedere gradatamente a un sistema più fluido e maturo di democrazia partecipativa degna delle vocazioni umane a livello globale.

La Democrazia partecipativa punto cardine del nuovo sistema

In base alla premessa fatta, l’avviamento a una ipotesi di nuova politica dovrà partire non dall’alto ma dal basso.

E’ lecito chiedersi come.

La novità è in un patto preventivo tra cittadini elettori e aspiranti amministratori.

Fondamento del nuovo metodo, non più impostato secondo le logiche partitiche di potere, sono gli obiettivi comuni da perseguire.

In questa prima fase, per così dire "di transizione", sono da escludere gli "attori" del vecchio sistema.

Il mandato elettorale e amministrativo va inteso esclusivamente come servizio per gli interessi comuni del cittadino, i reali bisogni collettivi concordemente individuati e segnalati nei programmi.

A tal fine, la nostra organizzazione sta sviluppando queste ipotesi ideologiche e operative:

1)
un gruppo di cittadini di tutte le estrazioni sociali e professionali costituisce un comitato cittadino con le caratteristiche di un’associazione senza fini di lucro, aperta, libera ed apartitica;

2) il direttivo del comitato, composto da una quindicina di persone non assoggettate a partiti politici, coordina le attività dell’associazione e controlla criticamente l’operato della pubblica amministrazione;3)

l’imparzialità di questa funzione da "Tutor" viene garantita dall’esclusione del direttivo sia dalla partecipazione personale alle competizioni elettorali, che dall’esprimere nelle stesse il personale voto, per non compromettere poi la necessaria obiettività di giudizio sull’operato degli eletti;

4) Il patto di fiducia sociale deve esprimere la gratuità e spontaneità degli impegni che il comitato ha da svolgere, a esclusivo vantaggio della collettività territoriale, non degli interessi individuali o partitici;5)

l’associazione, pur non servendo nessun partito o schieramento, indica a questi le linee generali di programmazione politica rispettose delle comuni esigenze e delle vocazioni territoriali;

6) l’indicazione della scelta dei candidati in qualsiasi coalizione e per qualsiasi competizione dovrà cadere "in primis" su volti nuovi, di forte volontà e di alto spessore morale, a mezzo di "super-primarie": vale a dire che i candidati saranno rappresentati dai più meritevoli della "investitura elettorale primaria", designati ufficialmente da successivo pubblico sorteggio;7)

per evitare la distribuzione delle cariche amministrative secondo criteri di interesse (che nelle logiche del vecchio sistema rappresentano consuetudini radicate), il comitato svolgerà una funzione di garanzia per la collettività: vincolerà le coalizioni per le amministrative con un atto sottoscritto, col quale gli eletti si impegnano pubblicamente al rispetto dei programmi, nell’ottica della utilità collettiva;8) l’atto sottoscritto dovrà contenere, tra l’altro, la dichiarazione di dimissioni nel caso di palese violazione dei doveri e degli obblighi assunti; il vincolo dei candidati, sottoscritto e consegnato alla cittadinanza, sarà reso pubblico prima della campagna elettorale. Sebbene questa procedura non sia nella prassi attuale, essa si configurerà come patto sociale spontaneo, fortemente voluto dai cittadini. Esso scoraggerà in partenza l’alterazione della "destinazione d’uso" del mandato politico, e spingerà a tenere sempre vivo il rapporto partecipativo fra cittadini elettori e amministratori eletti. Questo patto preventivo, inoltre, indurrà gli eletti a svolgere l’esercizio delle pubbliche funzioni in senso esclusivamente sociale, recedendo da ogni prassi clientelare o parentale, e creando di fatto, attraverso le relazioni istituzionali, la certezza di essere amministrati non da trafficanti, ma da veri servitori della collettività.

Conclusioni

Il nostro Comitato ritiene che un progetto di politica trasparente sia utile:

I.
per stimolare, ad ogni livello, la transizione dall’attuale sistema amministrativo partitico, spartitorio e unilaterale, a un nuovo sistema credibile ed efficiente, indispensabile per gestire la cosa pubblica come servizio alla collettività;

II. per rottamare una classe politica spesso corrotta, onnivora e dedita con ingordigia ai propri interessi, e pertanto non più adeguata né tantomeno desiderabile;

III.
per ristabilire nei cittadini il riavvicinamento alla Politica vera, condizione necessaria per risanare la nostra disastrata nazione; IV. per avviare in concreto la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e per promuovere la cultura del servizio, non quella dell’abuso del potere.

La fiducia in questo progetto spinge il nostro Comitato a promuovere un dibattito esteso a tutta la società civile, e a stimolare un atteggiamento operativo costante che ci porti a praticare davvero la democrazia partecipativa.

il Comitato "Cittadini Attivi" di Bernalda-Metaponto

 

 

Comitato “Cittadini Attivi”Bernalda-Metaponto (MT)

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Regolamento Interno al Direttivo

(per l’applicazione sperimentale della “Democrazia Partecipativa”)

 

Ai sensi dell’art. 1 dello statuto del Comitato “Cittadini Attivi” di Bernalda e Metaponto, è istituito il presente regolamento che orienta le attività del Consiglio Direttivo del Comitato, in coerenza col documento presentato nella conferenza stampa del 17 giugno 2007 su “La crisi della politica italiana”.

 

Art. 1 - E’ modificato l’art. 12 dello Statuto che prevedeva all’atto della costituzione un numero di diciotto membri consiglieri; tale numero viene ridotto, nel corso dell’Assemblea dei Soci del 12/12/2007 a n. otto Consiglieri, a norma dell’art. 8 dello stesso Statuto.

 

Art. 2 - Decade dalla carica di Consigliere il membro che, senza giustificato motivo, si assenta per due volte consecutive dalle adunanze del direttivo.

 

Art. 3 - Ogni Consigliere, investito del mandato rappresentativo assembleare, con l’accettazione della carica assume un ruolo di assoluta imparzialità in quanto referente sociale sia per i Soci che per i Cittadini.

 

Art. 4 - La imparzialità deve emergere dai rapporti interpersonali con i Soci ed i Cittadini, improntati al rispetto della pari dignità.

 

Art. 5 - L’imparzialità del Consigliere è carattere fondamentale del ruolo di membro del Direttivo del Comitato. In questa logica è preferibile astenersi, esplicando la sua funzione direttiva, da ogni espressione di aderenza o consenso ideologico-partitico, qualunque ne sia la provenienza.

 

Art. 6 - Tale astensione è atto autonomo, ragionevole ed opportuno per rendere libero da conflitto d’interessi il giudizio del membro del Consiglio sui programmi elettorali, sulle coalizioni partitiche, sulle liste elettorali e sui singoli candidati in occasione delle elezioni politiche locali e nazionali.

 

Art. 7 - Per le consultazioni politiche il Direttivo, nel suo interim rappresentativo, attiverà la Commissione per la valutazione dell’impatto sociale elettorale. Detta valutazione verterà sui programmi e sulla utilità sociale degli stessi, sulla correttezza delle liste e sul curriculum politico-amministrativo di ogni singolo candidato, affinchè sia data ai Cittadini una descrizione obbiettiva e affidabile degli scenari elettorali e di eventuali patti sociali preventivamente sollecitati e ratificati tra candidati ed elettori. Alla Commissione potrà inoltre essere affidato il compito di vigilare, in supporto alle autorità preposte, sul corretto e trasparente svolgimento di tutte le varie operazioni elettorali.

 

Art. 8 - Della Commissione così istituita possono far parte anche Soci non Consiglieri; la loro nomina sarà definita dal Consiglio Direttivo all’atto dell’istituzione della stessa; tutti i componenti la commissione siano essi Consiglieri o semplici Soci, dovranno svolgere il proprio ruolo alle condizioni indicate.

 

Art. 9 - La Commissione coordinerà inoltre l’istituzione di eventuali patti sociali preventivi tra elettori ed eletti; tale compito potrà essere svolto dalla stessa in modo temporaneo o continuativo, al fine di perseguire la qualità della trasparenza amministrativa e della partecipazione democratica secondo il volere del Comitato e dei Cittadini.

 

Ultimo aggiornamento ( Sunday 14 February 2010 )
 
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