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L’imponente manifestazione di ieri sera, sabato 7 agosto
Scritto da Administrator   
Monday 09 August 2010

Dal tetto dell’Ospedale – 39° giorno


L’imponente manifestazione di ieri sera, sabato 7 agosto



Ieri, 7 agosto 2010 c’è stata la grande manifestazione popolare per richiamare l’attenzione generale sulla necessità di non chiudere o ridimensionare, come stanno facendo, l’Ospedale di Tinchi di Pisticci (MT). La partecipazione è stata massiccia come non mai.

Hanno preso la parola in successione Nicola Dolce, Pietro Tamburrano, Domenico Giannace, Ulderico Pesce.

Nicola Dolce, ex sindacalista della CISL ha fatto la cronistoria della contestazione dall’inizio ad oggi, sottolineandone la crescita continua a livello di coscientizzazione del problema e di risentimento popolare.

Il prof. Pietro Tamburrano dei Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto ha esposto una precisa nomenclatura dei nemici politici dell’Ospedale di Tinchi. Pur ritenendoli non più idonei a un dialogo sincero, l’oratore li ha invitati a venire come fratelli davanti all’ospedale e nel territorio per rendersi conto direttamente del dramma che stanno creando a una comunità popolosa come quella dell’alto metapontino.

I Comitati congiunti della contestazione hanno ribadito attraverso la voce del professore l’intransigenza sulle richieste fatte: chirurgia con posti letto, medicina con posti letto, endocrinochirurgia, pronto soccorso completo 24 h/24, dialisi con diabetologia e cardiologia, laboratorio di analisi, radiologia, ambulatori vari, riabilitazione e lungodegenza. A parlarne successivamente del recupero di ostetricia e ginecologia, pediatria, urologia.

Se non ci sarà ascolto o concreta risposta si passerà a forme più drastiche di contestazione: marce, fiaccolate per strade e ferrovie, occupazioni e roghi di bandiere partitiche e sindacali, ma soprattutto rogo di certificati elettorali.

Domenico Giannace, ex sindacalista della CGIL ha rinfocolato gli ardori della protesta, rimproverando gli atteggiamenti assunti dai sindacati provinciali di CGIL, CISL e UIL e gli indifferenti alla lotta. Il loro assenteismo rafforza i propositi della lotta a oltranza.

Intanto per lunedì 9 agosto viene preannunciato il sit-in davanti all’obitorio dell’ospedale che si vuole eliminare. Anche il tentativo di eliminare l’obitorio è un segno di arroganza di chi ai giornali e alle televisioni dichiara che Tinchi non si chiude, e poi, nei fatti, tolgono pezzo dopo pezzo. Così agiscono i tiranni e i dittatori!

Ulderico Pesce, attore lucano molto valido e affermato, prima di esporre il suo pensiero sulla faccenda dell’ospedale di Tinchi, ha presentato al pubblico il Tenente Giuseppe Di Bello, sospeso dalle sue funzioni di Ispettore di Polizia provinciale per aver denunciato con prove di laboratorio l’inquinamento delle acque del Pertusillo e di Monte Cotugno. Ha portato all’attenzione pubblica un esempio concreto di malgoverno persecutorio vigente in tanti settori della vita pubblica regionale. L’attore lucano, con accenti estremamente convincenti e drammatici, ha evidenziato il distacco abissale tra i cittadini lucani e una pubblica amministrazione che governa ignara dei bisogni della gente, attraverso lo sperpero di una ricchezza ambientale forse unica in Europa, e la connivenza con imprese multinazionali che estraggono ricchezza e diffondono povertà, inquinamenti, emigrazione.

La vittoria sull’Ospedale di Tinchi sarà emblema di una rinascita popolare che travolgerà nella contestazione abusi, soprusi, profitti e tradimenti di ogni genere.

Anche la Lucania sarà terra di libertà e di diritti, al lavoro, alla salute, alla scuola, al benessere, alla sicurezza.

Di particolare rilievo è stata la presenza notevole di studenti universitari in vacanza nei loro paesi, ma attenti e sensibilissimi alla salvezza dell’Ospedale di Tinchi in specie, alla rinascita lucana in generale.


Tinchi, 8 agosto 2010

il Comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto

e

il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi

Ultimo aggiornamento ( Monday 09 August 2010 )
 
Giù la maschera. Gli uomini veri si guardano in faccia
Scritto da Administrator   
Saturday 07 August 2010

Dal tetto dell’Ospedale – 37° giorno


Giù la maschera. Gli uomini veri si guardano in faccia



Al Signor Martorano, Assessore Regionale alla Sanità di Basilicata i dimostranti sul tetto più alto dell’Ospedale di Tinchi di Pisticci (MT), in risposta alla sua intervista sul Quotidiano di Basilicata del 6 agosto 2010, dicono di finirla con le sue ridicole e offensive interviste.

Se ha argomenti da uomo “serio” e di governo regionale venga di nuovo a Tinchi e osservi per qualche ora mattutina il disagio drammatico di tantissimi malati che nel loro ospedale non trovano più il servizio di sempre.

I malati non sono macchinari dell’industria con i quali forse lui ha avuto a che fare nel recente passato. Come si possa passare dagli scarti dei macchinari ai malati delle corsie ospedaliere è altro miracolo tutto italiano, tutto lucano, tutto borbonico.

Anche al Presidente della Regione De Filippo con garbo diciamo che il capogruppo PD Vincenzo Viti non è stato minacciato da nessuno.

Anzi i Comitati in lotta per la non chiusura dell’Ospedale di Tinchi lo hanno invitato a venire come fratello nel loro territorio per rendersi conto che nel Metapontino le uniche minacce sono quelle sue, quelle del suo partito e della sua maggioranza, contro la salute dei cittadini.

Cominciamo tutti ad essere più seri.

Non crediamo più alle promesse dei “mercanti politici”, non crediamo più alle vostre capacità di dialogo che non è stato sincero, non crediamo più alle vostre conferenze logorroiche e contraddittorie.

Vogliamo l’ospedale come è sempre stato, con la chirurgia e i posti letto, con la medicina e i posti letto, col pronto soccorso completo e sempre attivo, col laboratorio di analisi, la radiologia, l’endocrinologia chirurgica vanto di tutto il sud Italia.

Non si tocca neanche l’Obitorio.

E sarebbe cosa “buona e giusta” restituire a Tinchi anche la ginecologia e ostetricia che ha dato alla luce migliaia e migliaia di bambini, oltre alla pediatria.

A De Filippo, Martorano e Viti ricordiamo che è legge dello Stato che nei progetti di pubblica utilità siano coinvolti i cittadini. I pubblici amministratori “devono” concordarli con i cittadini preventivamente, non dopo che essi con astuzia li vogliano, o li abbiano già resi esecutivi.

Giù la maschera! Il vostro parlare sia SI oppure NO.

Il grande maestro Voltaire ci avvisò a suo tempo: “La politica è l’arte della menzogna”.


Tinchi, 6 agosto 2010

il Comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto

e

il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi

Ultimo aggiornamento ( Saturday 07 August 2010 )
 
LO “JUS PRIMAE NOCTIS”
Scritto da Administrator   
Tuesday 03 August 2010

LO “JUS PRIMAE NOCTIS”


Al tempo del Feudalesimo, i Signori Feudatari, Vassalli, Valvassori e Valvassini, facevano valere sui loro sudditi lo “jus primae noctis”.

Esercitavano nel feudo un diritto che, rapportandoci all’epoca, potremmo chiamare “Summa” della prevaricazione umana.

Una sposa novella doveva immolare al fetore di un porco la propria verginale fragranza. Era l’incesto tra il “potere” e la “bestialitas”.

A fronte della contingenza universale, nessuno al mondo può sentirsi “padrone” di qualcosa, ancor meno di qualcuno.

Una illusione di questo genere va oltre il delirio: è follia già celebrata da Erasmo da Rotterdam. La storia abbonda di queste follie. Ricordate don Rodrigo che impediva a Renzo di sposare Lucia?

I Feudatari di oggi sono più irritanti. Abusano del potere nell’economia, nella politica e nella società, e beffardamente convogliano nell’abuso ricchezza e povertà, miseria e nobiltà. Il popolo deve rimanere “vulgus” anche del proprio destino.

I signori del mondo, quelli disonesti, presumono di svolgere una funzione regolatrice di tutto. Dimenticano che anch’essi “sono polvere e in polvere ritorneranno”.

E’ sopportabile che il mondo non possa migliorare solo per colpa loro?

I Feudatari di ieri erano dediti allo “jus primae noctis”.

I Feudatari di oggi esercitano uno “jus” su tutto.

Se da una Marca murgiana giunge ordine che “Questo ospedale s’ha da chiudere”, questo si chiude.

E se il popolo piange, il marchese ride.

In Basilicata la Storia è ancora Preistoria.


Tinchi, 3 agosto 2010

Pietro Tamburrano

Presidente del Comitato Cittadiniattivi

di Bernalda e Metaponto

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 03 August 2010 )
 
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