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Josef Mengele vive in Basilicata. Realtà o incubo?
Scritto da Administrator   
Tuesday 20 July 2010

Dal tetto dell’Ospedale – 20° giorno


Josef Mengele vive in Basilicata. Realtà o

incubo?


Al dottor Josef Mengele sono attribuiti alcuni tra i più orrendi crimini nazisti, condotti dallo stesso nel più tristemente famoso campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Le sue efferatezze non si limitavano alla sola “scelta epidermica” dei prigionieri che scendendo dai treni lui destinava, anche a mezzo di una semplice strizzata d’occhio, alle camere a gas o ai lavori forzati, ma si concretizzavano in una lunghissima sequela di crimini camuffati da un incontenibile “desiderio di ricerca”.

La sua bramosia di rimanere impresso negli annali scientifici nazisti si concretizzò in una lunghissima sequela di sperimentazioni su cavie umane: dalle iniezioni di fenolo puro, ai sezionamenti “in vita”, alle ricerche genetiche su forme umane “anomale” (nani, ebrei, gemelli). Il suo era puro e semplice “gaudium”, forse percepito da un apparato sensoriale aberrante e disumano che elaborava i gemiti di dolore cruentemente estratti da corpi esanimi e mutilati, per un’apoteosi di delirio di superiorità e onnipotenza.

Nell’immaginario collettivo la sua sinistra figura è certamente rappresentata da un uomo magro, alto, scuro in volto, indossante una tipica uniforme grigia marcata SS, gli stivali neri e lucidissimi, l’occhio coperto da una monolente rotonda, e l’immancabile frustino nero fatto vibrare in maniera quasi maniacale.

In realtà, per i suoi lineamenti somatici assolutamente “gentili”, pur se in contrasto con il suo animo efferato e crudele, si meritò l’appellativo di “angelo della morte”.

A lui la storia attribuisce una rocambolesca fuga post-liberazione, con un’incerta morte tra le paludi della jungla sudamericana tra Paraguay e Brasile.

Il nostro sospetto è, invece, che per gli effetti valutati direttamente sulla nostra pelle in questi ultimi frangenti, “l’angelo della morte” sia ancora vivo e vegeto, anzi, forse si annida proprio in qualche struttura della sanità lucana.

Accostando in maniera comparativa gli effetti del suo operato ad Auschwitz con quanto vissuto in questi giorni dalle nostre popolazioni, possiamo tranquillamente verificare che sono in atto genocidi similari, in questo caso ai danni di popolazioni parimenti inermi, costituite stavolta non da prigionieri ebrei ma da donne, vecchi e bambini che rimangono senza parole e gemiti.

La sua sete di morte viene in questo caso soddisfatta negando agli anziani ospedali idonei per indurli a fine certa, chiudendo reparti di maternità per le donne incinte, o preparando per i pazienti più piccoli pianificazioni sanitarie sperimentali di orientamento “psico-non so che…”. In realtà nessuno sa se il potere degli agenti narcotizzanti produca geni o scemi.

Noi non sappiamo se il Mengele nostrano sia proprio quello dei tempi nazisti, o un diretto rampollo generato dai suoi esperimenti eugenetici di preservazione della specie, oppure un non meglio definibile prodigio di reincarnazione.

Sta di fatto che nel 2010, qui in Basilicata, dobbiamo ancora fare i conti con tipi del genere.

Ma se fosse ancora vivo, certamente sguinzaglieremmo anche noi un grande cacciatore di criminali nazisti come fu Simon Wiesenthal.

Tinchi, 20 luglio 2010

il Comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto

e

il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 20 July 2010 )
 
ORMAI E’ L’ORA DELLE INCHIESTE SU TINCHI
Scritto da Administrator   
Monday 19 July 2010


Dal tetto dell’Ospedale – 19° giorno


ORMAI E’ L’ORA DELLE INCHIESTE SU

TINCHI


Al 19° giorno di presidio ininterrotto sul tetto più alto dell’ospedale di Tinchi, la protesta assume i toni di una vera e propria mobilitazione popolare.

Tutti i cittadini del comprensorio metapontino partecipano con sempre maggiore coinvolgimento alle iniziative spontanee di gruppi musicali, uomini di spettacolo e di cultura che si susseguono fino a tarda ora davanti all’ospedale.

Per domani sera, 20 luglio 2010 a partire dalle ore 20,30 è prevista l’esibizione dei gruppi “ ’L UAGLIUN PU’ CUPA CUP, I MERCANTI E I SERVI, IL CANTIERE D’AUTORE”.

Sarà inoltre presente, per un suo personale contributo di solidarietà ai presidianti OLIMPIA FUINA, la madre-coraggio paladina della legalità di origine bernaldese, ancora in lotta per conoscere la verità sulla morte di suo figlio Luca Orioli che con Marirosa Andreotta (Fidanzatini di Policoro) furono trovati morti il 23 marzo 1988.

L’altro dato che sta incoraggiando chi lotta sul tetto è l’adesione di numerosissime associazioni libere lucane.

E’ opinione comune e dilagante che ormai sia giunta l’ora dell’apertura di inchieste giudiziarie sul caso Tinchi.

 

Tinchi (MT), 17 luglio 2010

 

il Comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto

e

il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi

Ultimo aggiornamento ( Monday 19 July 2010 )
 
LA MADONNA BENEDICE I MANIFESTANTI
Scritto da Administrator   
Saturday 17 July 2010


Dal tetto dell’Ospedale – 17° giorno


LA MADONNA BENEDICE I

                        MANIFESTANTI


Ieri 16 luglio 2010, prima che il giorno si oscurasse, la Statua della Madonna del Carmine, protettrice anche della Frazione di Tinchi di Pisticci (MT), portata in processione per le strade di campagna, ha sostato davanti al locale Ospedale, sotto presidio di contestazione per scongiurarne la chiusura.

L’iniziativa, voluta dal Parroco Padre Lorenzo Marcucci e dal Comitato parrocchiale per la Festa, è stata suggestiva e commovente, perché sintonizzata con lo stato d’animo di una popolazione in pena per la chiusura in atto del suo ospedale.

Alle 21,00 è seguito un incontro col pubblico in festa per trattare del tema relativo alla chiusura del nosocomio.

Il Comitato feste ha concesso, per la circostanza, l’uso della strumentazione e della logistica di intrattenimento perché avvenisse il programmato dibattito.

Si sono avvicendati a parlare il prof. Pietro Tamburrano per i Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto, il signor Domenico Lazazzera ex vice-sindaco di Pisticci e organizzatore dell’evento, il signor Pietro Giannace per il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi, il dott. Paolo Venezia consigliere regionale di opposizione, l’avvocato Leo Chiruzzi sindaco di Bernalda, l’ing. Michele Leone sindaco di Pisticci, l’imprenditore Nicola Benedetto consigliere regionale di maggioranza.

La vivacità degli argomenti, pur nella diversità delle posizioni, ha tenuto desta l’attenzione di una platea numerosa e coinvolta.

Il dato fondamentale emerso dal dibattito, serrato ed inevitabilmente polemico per taluini attimi, è la necessità che l’Ospedale di Tinchi non sia chiuso, ma riorganizzato e rafforzato per la pubblica utilità.

Sono stati tutti concordi nel ritenere determinanti sia l’intervento forte ed immediato delle Autorità istituzionali, sia la massiccia pressione, ormai prossima a divenire devastante, della partecipazione popolare a difesa del suo Ospedale.

I Comitati, uniti nella lotta e guida autonoma della stessa, apprezzano e stimolano il confronto anche politico-partitico sulla difesa dell’ospedale metapontino. Precisano, tuttavia che le iniziative di qualsiasi partito o movimento politico sono libere e autonomamente gestibili in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Se i rappresentanti dei due Comitati saranno invitati, parteciperanno volentieri. La loro azione congiunta resta autonoma e il luogo delle proprie manifestazioni è sempre quello della contestazione, cioè l’Ospedale.

Il fine del loro impegno, al quale tutti possono aderire e convenire, è soltanto la salvezza dell’Ospedale di Tinchi.

Tinchi (MT), 17 luglio 2010

 

il Comitato Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto

e

il Comitato Difesa Ospedale di Tinchi

Ultimo aggiornamento ( Saturday 17 July 2010 )
 
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