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BERNALDA NON PUO’ PIU’ DORMIRE
Scritto da Administrator   
Monday 10 August 2009

Bernalda - Metaponto

www.cittadiniattivibernalda.it

BERNALDA NON PUO’ PIU’

DORMIRE

 

La Basilicata avrà due ASL, Potenza e Matera. Ogni ASL sarà divisa in DISTRETTI DELLA SALUTE. Potenza ne avrà tre, Matera due.

I distretti di Matera saranno così denominati: BRADANICA MEDIO BASENTO e METAPONTINO COLLINA MATERANA.
Bernalda è nel distretto BRADANICA MEDIO BASENTO insieme a Calciano, Ferrandina, Garaguso, Grassano, Grottole, Irsina, Montescaglioso, Miglionico, Oliveto Lucano, Pomarico, Salandra e Tricarico.

In uno di questi tredici comuni sarà collocata la Sede del Distretto della Salute.

Bernalda si propone come Comune capofila avente diritto ad essere sede del distretto per queste ragioni:

1.    è il Comune più grande dei tredici, con 12.206 abitanti;

2.    d’estate può servire una popolazione aggiunta di 40-50.000 abitanti in presenza turistica a Metaponto;

3.    per la posizione geografica e per le grandi arterie stradali Bernalda è comodamente raggiungibile da tutte le aree del distretto;

4.    Bernalda ha già perduto la sede Ritrimat, la sede Enel, la Caserma dei Vigili del fuoco;

5.    Bernalda è già capofila del Servizio Sociale di zona.

Avere a Bernalda la sede del Distretto della Salute significa avere nuove strutture, nuovi servizi, occupazione.

Dopo decenni di emarginazione Bernalda deve essere ricompensata delle privazioni subite e dei voti dati a tutti in cambio di niente.

Le Autorità, i Sindacati e i Partiti devono sostenere, al di là delle appartenenze ideologiche, il legittimo diritto di Bernalda ad essere scelta a sede del Distretto della Salute.

In mancanza di sostegno in tal senso il turbamento del popolo bernaldese sarebbe devastante col rischio che i suoi 10.000 voti potrebbero non essere più disponibili per NESSUNO.

Il Paese è invitato alla partecipazione attiva e alla mobilitazione generale per la rivendicazione e il riconoscimento di un diritto che onestamente gli spetta.

  


Ultimo aggiornamento ( Monday 15 February 2010 )
 
Il furto, qualunque sia il modo di farlo, è FURTO, e chi lo fa si chiama LADRO
Scritto da Administrator   
Friday 17 July 2009

Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto

www.cittadiniattivibernalda.it  

COMMISSIONE DI VIGILANZA

PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

 

Alle Segreterie nazionali di PDL, PD, LEGA NORD, IDV, UDC

(e p.c. alle Alte Cariche Istituzionali e agli Organi di Stampa)

 

Il furto, qualunque sia il modo di farlo, è FURTO, e chi lo fa si chiama LADRO

 

La Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa, organo astensionista di vigilanza politico-sociale del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto (MT), insediatasi il 22 febbraio 2008 con proprio regolamento notificato alle alte Cariche dello Stato, ha inviato, immediatamente dopo le elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 un appello ai partiti italiani che, avendo raggiunto il quorum del 4 per cento, sono beneficiari del rimborso elettorale.

Si ricorda che si chiedeva a ciascun partirto di procedere all’incameramento della sola quota di rimborso corrispondente al numero dei voti effettivamente ottenuti, lasciando le restanti quote non attribuibili (circa 100 milioni di euro) da astensionisti, schede bianche e nulle, nelle casse dello Stato per investimenti umanitari.

A conferma della bontà della nostra richiesta qualche giorno dopo anche i Partiti minori fuori dal quorum, quindi non aventi diritto al rimborso per le elezioni europee, hanno chiesto che le quote di rimborso determinate dai loro voti (altri 30 milioni di euro circa) vengano destinate alla ricostruzione dell’Università dell’Aquila duramente colpita dal terremoto d’Abruzzo. Ritenendo tale scelta “atto giusto e coraggioso, oltre che di etica corretta”, auspichiamo che  iniziative analoghe prendano finalmente piede in tutti i partiti italiani.

A tutt’oggi, i cinque partiti destinatari dei rimborsi elettorali non hanno ancora risposto, e, come da consuetudine, si apprestano a spartirsi per il prossimo quinquennio un’ulteriore “torta” da 250 milioni di euro (corrispondenti a 1 euro/anno per ogni italiano avente diritto al voto per le passate elezioni europee), in aggiunta alle altre quote e indennità di rimborso già maturate per le tornate elettorali di Camera, Senato, e Regioni.

Tali somme, si ribadisce, sono indebitamente percepite almeno in relazione alle frazioni astensionistiche e minoritarie. Queste sono prive delle formali e specifiche deleghe autorizzative dell’incasso, cioè i voti, che solo l’elettorato sovrano  determina e attribuisce. Per questa faccenda c’è da ricordare che presso le competenti Commissioni Affari Costituzionali del Parlamento e presso gli Uffici di Presidenza della Repubblica, della Camera dei Deputati e del Senato, giacciono gli appelli precedentemente inviati, e che i partiti continuano a ignorare, incamerando per contro frazioni di rimborso indebite. Un’autentica rapina autorizzata!

Simili cose, a differenza di quanto è registrato in altre realtà europee, accadono solamente in Italia.  

Anche il buon Di Pietro, che bene fa a sbraitare ogni giorno sulle illegalità delle sue “controparti”, in questa fa orecchio da mercanti. La quale cosa ci rattrista, e rafforza in noi la nostalgia della prima Repubblica che, se pur duramente colpita da lui, non sembrava, tuttavia, così sprezzante del popolo sovrano. 

Il vecchio “Pentapartito” per lo meno rispondeva, rispetto ai nuovi che spavaldamente tacciono! 

Chi l’avrebbe mai pensato che il destino della seconda Repubblica sarebbe stato così avvilente?

Siamo caduti dalla padella nella brace, ossia dalla “Repubblica delle tangenti” a quella dei “furti autorizzati” che, paradossalmente, ispirano una illegalità ancor più sottile e legittimata.

E’ una vergogna che i partiti non siano rispettosi nè della Carta Costituzionale nè dei principi di sovranità del popolo da essi così male rappresentato.

A differenza inoltre di quanto avviene nelle realtà virtuose europee ed extracomunitarie, i partiti italiani sembrano vantare  una sorta di immunità preventiva sancita dalla legge, che li esonera di fatto da ogni verifica fiscale o rendicontativa, consentendo indirettamente che la gestione delle risorse a loro disposizione possa non essere a tutti palese.  Una specie di “lodo Alfano” per i finanziamenti dei partiti politici e per i loro gestori.

Nella democrazia partecipativa non sono possibili fondi neri né per i circuiti criminali né per i partiti.

La Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, la Corte dei Conti dovrebbero dare conto ai cittadini di ogni destinazione del pubblico danaro così come danno conto di ogni operazione antimafiosa compiuta in una Italia contagiata di spirito mafioso. 

Se quest’ultimo appello non dovesse avere risposta dai partiti destinatari, questa Commissione darà mandato a un pool di legali di intentare una giusta causa sia contro di loro, sia contro l’attuale legge dei rimborsi elettorali, notoriamente truffaldina e anticostituzionale, prevaricatrice degli esiti del referendum popolare di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, incoerente con i principi della civiltà, della libertà e della sovranità del popolo italiano.        

Bernalda - Metaponto (MT), 15 luglio 2009                    

 per la Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa

(P. Tamburrano, D. Fuina, A. Forcillo, G. Ippedico, D. Fai)

Ultimo aggiornamento ( Monday 15 February 2010 )
 
L’astensionismo che, forse, ci salverà.
Scritto da Administrator   
Tuesday 23 June 2009

L’astensionismo che, forse, ci salverà.

Col termine astensionismo è uso comune definire atti di rinuncia dell’elettorato, alcuni noti, altri un po’meno. Ad esso sono state attribuite nei decenni diverse interpretazioni, più o meno variegate, adducenti spesso ad aspirazioni anarchiche, sobillatorie, cospiratorie, fino a materiali manifestazioni di volontà soppressorie della politica e dei suoi apparati di potere. Talvolta, con l’astensionismo, ci si è trovati di fronte anche ad atteggiamenti avallanti o compiacenti i sistemi in essere, coincidenti spesso con sentimenti snob o di distacco, per voluta o egoistica rinucia. E sempre più frequentemente ci siamo trovati di fronte anche a un astensionismo per così dire tattico o, meglio ancora, opportunistico: per fare alcuni esempi, quello dei referendum o degli iter legislativi in Parlamento, oppure di soggetti che, per furbizia o altro, cercano di fondare nuovi partiti del non-voto, con l’intento unico di accedere, forse, al finanziamento pubblico o al rimborso elettorale da esso determinato…

Dovevamo però aspettare questi ultimi frangenti del terzo millennio per vedere all’opera nuove forme di astensionismo, talvolta più pragmatiche, altre volte interpretanti sentimenti diffusi di pacifica reattività: “l’astensione non più quale strumento di sfiducia o rassegnazione, ma segnale ancor più forte di più profonda e democratica contestazione”.

Quella che sta emergendo oggi, credo, sia proprio quest’ultima variante, a diffusione sempre più esponenziale. Gli astensionisti infatti, compreso il popolo delle schede bianche e nulle, in un solo anno in Italia sono raddoppiati passando dai circa dieci milioni delle politiche 2008 ai venti milioni delle europee 2009. Senz’altro è il primo partito, se lo si cataloga secondo un’ottica puramente numerica.

Ma se il nostro astensionismo sta raggiungendo livelli così elevati, non è dato a nessuno di impadronirsi o racchiudere questa nuova forma contestativa nei classici parametri di una rappresentanza partitica, perché essa è sola espressione soggettiva di disillusione individuale, della quale nessuno può appropriarsi.

In effetti gli astensionisti intesi come soggetti delusi da un certo modo di fare politica sono sempre esistiti, e sono quasi sempre stati caratterizzati da un loro defilamento irreversibile dai processi del consenso politico.

E’ la loro crescita numerica e abnorme che inizia a far paura!

Per potersi fare carico globalmente dell’ampio e variegato popolo astensionista, che non è solo di sinistra come erroneamente qualcuno pensa -basta infatti verificare la flessione numerica dei consensi complessivi in entrambi gli schieramenti-, bisognerebbe avere una organizzazione socio-politica capillarmente diffusa sul territorio che ne interpretasse le motivazioni in un più ampio contesto, valutandone gli aspetti e le forme di diffusione negli strati sociali. Un’operazione comunque ardua e poco redditizia sotto tutti gli aspetti.

Una cosa però sembra affiorare in tutta la sua piena dinamica: “l’immobilismo dell’attuale classe politica evita di entrare in sintonia con le problematiche degli astensionisti, che sono cittadini colpevolmente da essa trascurati, in certi casi ignorati, addirittura osteggiati pur se aspiranti a una società più civile, giusta, rispettosa verso chiunque, quindi più democratica”.

Gli astensionisti sono cittadini che non si sentono più rappresentati dagli schieramenti attuali o dai tradizionali partiti politici!

In riferimento alla velocità evolutiva della nostra società, essi vorrebbero che la rappresentatività del popolo non fosse solo scritta sulla carta, ma divenisse metodo ampiamente praticato, discusso e trasparente, applicativo e garante della democrazia partecipativa.

Se partiamo da quest’ultima considerazione, il gap democratico avvertito dagli astensionisti è subito spiegato: “esso prende origine proprio dalla degenerazione dei partiti, i quali, in questi ultimi anni, si sono evidenziati in tutta la loro valenza oligarchica, molto più marcata e aggressiva rispetto a qualche decennio fa”.

Ed essendo ciò comunemente recepito e vissuto dalla società civile come effettiva condizione involutiva, è da lì che bisogna partire per arrestare questa crescente emorragia.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere: anche questo tipo di astensionismo può avere senso, ed essere anzi elemento di indubbia efficacia sociale; “occorre imprimere ai partiti quelle richieste di svolte democratiche vere e necessarie, che partano finalmente dal basso per arginare i sistemi partitocratici fini a se stessi”.

Se l’astensione porta a queste conclusioni essa può essere un bene pur se insufficiente.

In ogni caso essa è atto che esprime la rinuncia dei cittadini alla partitocrazia, sancendone la presa di distanza, una sorta di “liberazione” dagli schemi di rappresentanza scarsamente o per niente democratici.

E’ a questo punto che ogni astensionista diventa “libero”, potenzialmente disponibile al processo di costruzione di un nuovo sistema, nel quale il rapporto con l’organizzazione politica e istituzionale possa fondersi e svilupparsi partendo da una concreta e più democratica base di confronto reciproco: “quella appunto caratterizzata dal dialogo partecipativo diretto e orizzontale, e non verticale o verticistico come invece accade nei vecchi partiti”.

E’ sostanzialmente da queste premesse che deve nascere non l’ennesimo partito, ma un nuovo metodo di impostazione socio-politica, che prenda come garanzie democratiche l’esclusivo approccio democratico-partecipativo nelle singole realtà locali.

In questa logica, dall’astensionismo puro si può passare a una organizzazione territoriale che favorisca l’aggregazione partecipativa. In tal caso la sua leadership può agire in due modi: o garantisce una turnazione di brevissimo periodo del direttivo (uno o due mesi) onde evitare forme di accentramento o consolidamento di effetti privatistici, oppure consegue lo stesso scopo disponendo di un direttivo che si astenga sia da candidature elettorali che da qualsiasi voto politico-amministrativo, al fine di esercitare un’attività non più condizionata dalla politica, evitando accentramenti consociativi, per operare insomma a garanzia esclusiva dell’integrità del processo partecipativo. Una forma di astensione strategico-programmatica, questa, in cui la rinuncia di pochi può favorire la partecipazione di molti. In questo modo, il gruppo dirigente astensionista garantisce così di essere immune da ogni effetto corruttivo, clientelare o di convenienza conseguente alla sua funzione.

In conclusione, grazie a ciò potrà finalmente prendere corpo la fase-due della ricostituzione di sistema, quella che permetterà di ricostruirlo dal basso, capace quindi di invogliare direttamente i cittadini ad una massiccia affluenza partecipativa sia nelle discussioni preventive, sia nelle fasi progettistiche elettorali, ma soprattutto nell’intero percorso di una filiera condivisa della cosa pubblica.

 

Antonio Forcillo,

Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa

(organo dirigente astensionista-programmatico

del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto)

Ultimo aggiornamento ( Monday 15 February 2010 )
 
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